10 cose da sapere prima di andare in Giappone.

E’ opinione diffusa che il Giappone sia un Paese tanto bizzarro quanto affascinante e sempre più italiani, spinti dalla curiosità, decidono di visitare la terra del Sol Levante. Credo che sapere subito alcune cose prima di partire possa essere utile a non rimanere troppo delusi o troppo sbalorditi da questo paese fuori dal comune (questo articolo è per chi non sapesse niente sul Giappone, per chi già sapesse molto sul Giappone potrebbe risultare scontato e banale, però mi farebbe piacere se apprezzaste lo sforzo invece di criticare).

Vi prego di non prendere alla lettera tutto ciò che leggerete e sappiate che non è mia intenzione generalizzare, vorrei solamente condividere con voi alcune osservazioni e informazioni raccolte durante i tre mesi trascorsi in giro per il Giappone. Prima di leggere l’articolo, guardatevi il video di come ho guadagnato più di 1300 euro in Giappone grazie ai miei capelli.

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ECCO 10 COSE DA SAPERE PRIMA DI ANDARE IN GIAPPONE.


1-IL WABI-SABI

I giapponesi amano molto ciò che è antico e danneggiato, ciò che può provocare dentro di noi una sensazione di serena malinconia: la bellezza imperfetta e incompleta delle cose.

Wabi (in passato inteso come lo stato d’animo depresso e malinconico) indica un apprezzamento estetico della povertà, di qualcosa che non è perfetto, mentre Sabi (che un tempo significava desolazione, stato d’animo quieto e solitario) rappresenta oggi ciò che è invecchiato bene, qualcosa di stagionato.

Così come è importante la stagionatura per ottenere un buon vino, i giapponesi credono nella possibilità di trarre piacere dalle cose vecchie e, scoprendo la bellezza nell’imperfezione, entrare così in contatto con l’anima della natura. Per questo vedrete in giro per il Giappone molte cose abbandonate.

D’altronde ciò che è nuovo appare lucido, perfetto, sterile: non è in grado di trasmettere nessuna storia.

Il fascino dell’usato e del vissuto si fa comunque sentire anche in occidente, come testimonia la grande diffusione di oggetti e vestiti vintage degli ultimi anni.

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Varie-2013Separatore2-LA TECNOLOGIA

Una delle cose che vi deluderà di più è proprio la tecnologia. Mi aspettavo di vedere città futuristiche con le cose più all’avanguardia ma credo sia meglio metterlo subito in chiaro: i giapponesi producono la miglior tecnologia al mondo per venderla e non per utilizzarla.

In molti uffici, per esempio, usano ancora vecchi computer e vecchie stampanti, molti posti non accettano carte di credito e su alcuni taxi non hanno addirittura il GPS! Wow, menomale che sono in Giappone. Mi è capitato più volte di dover spiegare a persone giapponesi come usare uno smartphone o un computer (mi aspettavo fossero tutti esperti conoscitori di questi accessori).

Troverete il free Wi-Fi solo in alcune stazioni ferroviarie (di solito le più importanti), in alcuni convenience store (come Lawson, Family Mart, 7/11) o da Starbucks e, nella maggior parte dei casi, probabilmente funzionerà male (soprattutto nei convenience store, Family Mart vi farà andare giù di testa). 

L’unico posto in cui potrete ritirare soldi è 7/11.

In conclusione, molti giapponesi non sanno usare la tecnologia che essi stessi producono (so che sembra strano, ma una volta arrivati vi renderete conto di quanto sia vero). Però hanno i cessi più tecnologici del mondo!

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3-LE FORMALITA’

I commessi, gli assistenti pubblici e gli operatori giapponesi sono forse le persone più educate e rispettose che io abbia mai incontrato, a volte anche troppo. Salutano sempre, ringraziano sempre, s’inchinano sempre e molto difficilmente danno risposte scortesi e secche. Tutto questo sempre con un super sorriso stampato sul viso. Le prime volte naturalmente fa piacere, ma con il passare del tempo non si capisce se sono così educati perché sono tenuti a farlo e perché parte della loro cultura, o perché si sentono davvero contenti e disponibili nell’aiutarti.

Sembra quasi essere più importante il “come” si dice qualcosa e ci si atteggia nel farlo, rispetto al “perché” si è fatta o detta quella determinata cosa: è l’apparenza la cosa più importante che offri ad una persona, non il tuo vero pensiero o sentimento nei suoi riguardi. Come se avessero una maschera con un sorriso stampato in faccia. Molte volte sono educati e ti aiutano perché sei straniero, nonostante probabilmente il loro primo pensiero sia che un vero giapponese non chiederebbe mai o farebbe mai nulla di simile.

Prendiamo ad esempio fare autostop: in Giappone mi è capitato che mi portassero a destinazione nonostante ciò richiedesse una deviazione di 100 km. Chi si farebbe tante ore di strada per un’autostoppista? Senza chiedere un soldo?

Comunque dubito molto vi sia mai capitato che un operatore in una stazione ferroviaria in Italia corresse in vostro aiuto. E quando dico correre in vostro aiuto intendo letteralmente. Significa che vogliono davvero aiutarti? O semplicemente si sentono in dovere di assumere questo atteggiamento? Ho notato che questa cosa del correre capita spesso a Hokkaido, l’isola del nord. Qui chiedendo informazioni anche a semplici passanti si dimostrano tutti molto educati e disponibili, diversamente da quanto può accadere in metropoli come Tokyo, dove è più facile trovare persone che non amano gli stranieri o che non hanno tempo da dedicarti. In quest’ultimo caso probabilmente neanche risponderanno alle tue domande.Varie-2013Separatore

4-I TATUAGGI

In molti posti del Giappone i tatuaggi non sono visti di buon occhio, poiché per loro sono sinonimo di criminalità e malavita (soprattutto per le persone di una certa età). Un vero giapponese, infatti, non si fa tatuaggi se non perché affiliato alla Yakuza (mafia giapponese). Nonostante ormai anche qui molti ragazzi giovani si riempiano di tatuaggi per moda, la gente continua ad adocchiarli con sospetto e diffidenza.

In molti posti, come onsen (bagni termali), piscine pubbliche, hotel e a volte in alcuni locali, esiste il divieto d’ingresso per chiunque abbia tatuaggi (se non sono troppo grossi basta nasconderli).

A Osaka mi sono accorto di come chiunque squadrasse il tatuaggio sulla mia gamba. Detto ciò, se non volete avere addosso gli occhi di tutti, evitate di andare in giro mettendoli troppo in mostra. Soprattutto in città come Osaka o alcune zone di Tokyo, dove la Yakuza è davvero molto diffusa.

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Varie-2013Separatore5-REGOLE STRADALI

A parer mio i giapponesi guidano male, nonostante rispettino le regole stradali in modo pressoché impeccabile. Noterete da subito che non attraversano la strada quando il semaforo è rosso, neanche se non c’è nessuno in strada: se il semaforo è rosso…è rosso, poche balle. Credo a volte esagerino perché un conto è nelle grandi città, ma quando si è in campagna e le strade sono completamente deserte, uno strappo alla regola non fa male a nessuno!

È maleducazione mangiare, bere e soffiarsi il naso in strada (soprattutto nei centri delle grandi città), mentre è vietato fumare in molte zone della città (abbandonate l’idea di fumare mentre camminate). Esistono zone appositamente create per i fumatori che troverete in giro e, se proprio non resistete, si può fumare in quasi tutti i locali, ristoranti e bar.

Guidano come gli inglesi (a sinistra) ma sui marciapiedi non si capisce che regole abbiano perché ognuno va per conto suo, anche le biciclette guidano sui marciapiedi, quindi state attenti!

10 cose da sapere prima di andare in giappone

6-CHIUSURA CULTURALEVarie-2013Separatore

Ebbene sì, per quanto educati possano essere, i giapponesi tendono ad apparire per certi versi chiusi e discriminatori. Gli uomini in particolar modo.

In molti posti non vi faranno nemmeno entrare perché vi considereranno un Gaijin (persona che viene dall’esterno, neanche estero). In altri, anche se vi permetteranno di entrare, vi faranno capire che non siete i benvenuti.

Ho conosciuto un ragazzo di venticinque anni con madre giapponese e padre straniero, che da più di vent’anni vive in Giappone e parla la lingua perfettamente. Egli è comunque considerato un Gaijin per il fatto di non essere nato in Giappone e perché è giapponese solo per metà. Non stiamo un po’ esagerando? Questo atteggiamento lo si nota maggiormente nei confronti di chi decide di trasferirsi qui, in tal caso le regole non sono uguali per tutti: un giapponese avrà sempre ragione se si troverà a discutere con uno straniero, persino nel mondo del lavoro quest’ultimo sarà sempre sottomesso (anche nel caso in cui sia qualificato ad alti livelli).

Molti la vivono come se il mondo si dividesse in due, da un lato i giapponesi e dall’altro gli stranieri. Questi spesso sono identificati in generale con gli americani. Mi è capitato più volte di sentirmi chiedere se in Italia si parlasse in inglese e una volta addirittura se la Torre di Pisa si trovasse a Parigi (eh si mi è capitato di sentire anche questo).

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7-BLOODY TYPE

Se da noi c’è chi crede all’Oroscopo e nei segni zodiacali, in Giappone credono che molte caratteristiche della personalità di un individuo cambino in base al gruppo sanguigno.

Questa teoria prende nome di Ketuekigata, resa popolare da Takeji Furukawa nel 1927 nel suo “Studio del temperamento attraverso i gruppi sanguigni”. Nella descrizione di personaggi anime o di celebrità, viene infatti specificato il gruppo sanguigno per identificarne il carattere.

Ecco come si dividono i gruppi sanguigni:

Gruppo A – sono persone di solito pazienti, responsabili, timide, calme, educate, nonostante a volte non si trovino a loro agio quando sono in mezzo ad altre persone. Sono persone molto creative e rigorose per quanto riguarda il lavoro. Ottimi amici e buoni ascoltatori.

Gruppo B – sono persone molto attente, socievoli, curiose, poco affidabili e meno fedeli rispetto agli appartenenti del gruppo A. Pieni di energia e abbastanza egocentrici.

Gruppo O – chi appartiene a questo gruppo è rispettoso delle idee altrui, pacifista, ottimista, generoso e molto fiducioso. Sono anche persone molto estroverse e pazienti. Hanno un’ottima capacità organizzativa e sono ottimi leader.

Gruppo AB – sono persone molto serie nel lavoro e sanno risolvere molto bene i problemi che si presentano. Sono molto razionali, sensibili, critiche, dotate di autocontro e a volte irresponsabili.

10 cose da sapere prima di andare in giappone

Varie-2013Separatore8-IL SESSO

Il Giappone è noto per le sue perversioni e stranezze riguardo al mondo del sesso e del porno. Qui sono venuto a conoscenza di cose alquanto sgradevoli che purtroppo fanno parte della cultura giapponese.

Il fatto ad esempio che fino a poco tempo fa la pedo-pornografia fosse legale è abbastanza sconcertante. O anche il fatto che spendere soldi per ottenere servizi sessuali sia un motivo di vanto: andare nei famosi happy ending massage è anche un modo per dimostrare che puoi permetterti di farlo. I giapponesi non sono mai stati favorevoli alla monogamia e al matrimonio come lo intendiamo noi, hanno rapporti molto più freddi e distaccati; il divorzio e i tradimenti sono molto diffusi. Guardano al matrimonio come a un dovere sociale e molte persone si sposano per apparire migliori agli occhi della società. In particolar modo le donne: se a trent’anni non sono ancora sposate e con figli, non sono ben viste.

Non importa se in seguito abbiano divorziato, l’importante è essersi sposate e aver avuto almeno un figlio. In caso di divorzio, l’uomo non è costretto a dare soldi alla famiglia e anzi la maggior parte delle volte sparisce per sempre, senza venire mai a contatto col proprio figlio.

La maggior parte della popolazione non ha rapporti sessuali e le nascite diminuiscono anno dopo anno. Questo è anche a causa dell’enorme produzione di materiale pornografico, sempre più accessibile e curato nei minimi dettagli (bambole gonfiabili che si avvicinano sempre di più alla perfezione, oggetti per la masturbazione sempre più raffinati). Parallelamente diminuisce il desiderio sessuale e il contatto carnale viene ormai sostituito da oggetti di plastica e pornografia di altissima qualità. Per fare un esempio ci sono delle applicazioni che si possono scaricare sul telefono dove si ha possibilità di creare la propria “fidanzata virtuale”, in grado di fissare appuntamenti e con la quale si può creare la propria relazione nel tempo, facendole regali, portandola fuori a cena ecc. In molti locali si può pagare per avere conversazioni hot con le cameriere (esiste anche la versione per ragazze, servite ai tavoli da ragazzi di bell’aspetto con i quali possono parlare tutta notte, senza svolgere nessun tipo di attività sessuale). In altri ancora si può pagare per uscire con ragazze vestite da manga. E queste sono solo alcune delle tante stranezze che si possono trovare qua.

Nonostante il Giappone abbia un basso livello di criminalità, la violenza sessuale è uno dei maggiori problemi del paese, soprattutto nei confronti di giovani ragazze (a volte anche bambine), dato che una delle perversioni più comuni è proprio quella di avere rapporti sessuali con ragazzine che frequentano le medie/superiori. È assurdo il fatto che più le ragazze siano giovani, più la gonna della divisa scolastica che devono indossare sia corta (per quanto riguarda elementari, medie e superiori). Non dovrebbe essere il contrario??10 cose da sapere prima di andare in giapponeVarie-2013Separatore9-LA CRIMINALITA’

Il Giappone è sicuramente il paese più sicuro in cui sia mai stato fino ad ora, forse uno dei più sicuri al mondo.

Puoi sentirti sicuro ad attraversare i vicoli dall’aspetto più losco tanto alle 4 del pomeriggio quanto alle 3 del mattino. E’ veramente molto difficile essere derubati, imbattersi in risse da strada o aggressioni. Non dico che ciò non possa succedere, mi è capitato più di una volta di incontrare persone a cui non sia andata altrettanto bene. Se però capita di dimenticarsi il portafoglio, il cellulare, la borsa o comunque qualsiasi oggetto personale in un luogo pubblico, il 99% delle volte qualcuno vi correrà dietro per farvelo notare o lo ritroverete in un qualche centro oggetti smarriti. Non mi sono mai sentito così sicuro in vita mia, senza nessuna paura che qualcuno mi infilasse le mani in tasca o cercasse di derubarmi con l’uso della violenza.

Varie-2013Separatore10-NOMIKAI

Da quello che ho capito, nomi vuol dire bere e kai incontro (meeting) e i nomikai sono serate organizzate dal datore di lavoro per far parlare i propri dipendenti dei problemi legati all’attività lavorativa. Quale modo migliore per ottenere ciò se non facendoli tutti ubriacare?

In poche parole sono una sorta di In Vino Veritas che permette ai dipendenti di dare libero sfogo alle loro lamentele. Questo a mio avviso accade perché i giapponesi non riescono a trasmettere i propri pensieri e sentimenti se non sotto l’effetto dell’alcool. Ripeto: non bisogna generalizzare, ma questo è quello che mi è stato riportato e quello che ho potuto concludere attraverso la mia esperienza personale.

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Sono Michael, un ragazzo avventuroso e con la voglia di scoprire, esplorare e condividere nuove emozioni ed esperienze. Dopo aver concluso gli studi liceali, ho iniziato quelli universitari a Milano, sotto la facolta’ di sociologia, rendendomi conto però che non era la mia strada. Ho deciso cosi’ di mettere un po’ di soldi da parte iniziando a lavorare, per partire in viaggio nel 2012 (inizialmente sarebbe dovuto durare 3 mesi) e scoprendo così la mia vera natura, quella del viaggiatore. Non mi ritengo uno scrittore nato, per questo ho sempre negato a me stesso la possibilità di creare un blog, ma la voglia di condividere e il desiderio di motivare persone di qualsiasi età, come me, stufe della monotonia e vogliose di vedere cosa c’è al di la’ della vita quotidiana, mi hanno spinto ad aprire Vita da Backpackers!

1 risposta

  1. Nordlys

    – A parer mio i giapponesi guidano male, nonostante rispettino le regole stradali in modo pressoché impeccabile. Noterete da subito che non attraversano la strada quando il semaforo è rosso, neanche se non c’è nessuno in strada: se il semaforo è rosso…è rosso, poche balle. Credo a volte esagerino perché un conto è nelle grandi città, ma quando si è in campagna e le strade sono completamente deserte, uno strappo alla regola non fa male a nessuno!

    In questo sono più simile ad una giapponese che ad un italiana.
    In pase alla mia esperienza, in Norvegia (come in italia) ci sei costretto ad attenerti alla regola, a causa della pirateria stradale dilagante. In Inghilterra, dove con c’è questo brutto uso e costume (pirateria stradale), avrei rispettato la regola più volentieri ma dovevo stare dietro alla mia famiglia. (In inghilterra spesso e volentieri si attraversa col rosso).

    – Ho conosciuto un ragazzo di venticinque anni con madre giapponese e padre straniero, che da più di vent’anni vive in Giappone e parla la lingua perfettamente. Egli è comunque considerato un Gaijin per il fatto di non essere nato in Giappone e perché è giapponese solo per metà. Non stiamo un po’ esagerando? Questo atteggiamento lo si nota maggiormente nei confronti di chi decide di trasferirsi qui, in tal caso le regole non sono uguali per tutti: un giapponese avrà sempre ragione se si troverà a discutere con uno straniero, persino nel mondo del lavoro quest’ultimo sarà sempre sottomesso (anche nel caso in cui sia qualificato ad alti livelli).

    Io sono sfavorevole al multiculturalismo, ma in giappone possiamo parlare di razzismo. Sono convinta che ci sono culture incompatibili, che è bene non far entrare o si creerebbero confusione e autoghettizazzione, ma uno che nasce in un posto, anche se di colore della pelle diverso, sarebbe comunque un giapponese puro perchè vive dalla nascita secondo usi e costmi giapponesi. E poi se uno straniero si integra e rispetta il paese che lo ospita, dov’è il problema?
    E’ come se dicessimo che Balottelli (non seguo il calcio, ma lui, si sa, è famoso ormai) non è un vero italiano perchè nero, quando a me pare un tipicissimo ‘padano’. Anzi, lo vedo fuoriluogo in Africa.

    La pedopornografia non è stata legale solo in Giappone, purtroppo. Vi è un paese, molto più vicino a noi (la bandiera è blu, con una croce gialla) dove negli anni 70 (o 60) la pedopornografia era legale. Che il paese si chiami Svezia o Giappone, la cosa è comunque sconcertante.

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