Dopo essere stato per qualche giorno tra Taipei e il nord Taiwan, mi dirigo con il mio amico Alberto (un ragazzo italiano conosciuto in Australia che ha deciso di trascorrere 10 giorni in Taiwan) verso Hualien, una città situata sulla costa est dell’isola. Qui incontriamo Ann e Ina, due ragazze conosciute sempre in Australia nelle banana Farm. Hualien è la città più vasta della east cost (conta circa 100 mila abitanti) ed è considerata una delle città più piacevoli di Taiwan.

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Molti visitatori vengono qui per visitare il Parco Nazionale di Taroko, uno dei parchi più estesi e più belli di Taiwan, un canyon lungo ben 19 km. La maggior parte dell’area del Parco Nazionale è remota e di difficile accesso e ospita due tra le montagne più difficili e amate dagli alpinisti locali, il “nero” Cilai e il Nanhushan.

Arriviamo a Hualien presto al mattino (per arrivarci ci vogliono poche ore da Taipei) e una volta arrivati veniamo subito accolti da Ann e Ina, che ci faranno da guida nei prossimi giorni. Dopo aver girato un po’ per la città e dintorni, Ann ci dice che la sua famiglia ci stava aspettando a cena in un ristorante dove avevano prenotato un tavolo per noi. Inaspettatamente scopriamo che si tratta di uno dei ristoranti più pregiati della città, dove la saletta riservata è una vera e propria stanza da “VIP” (per modo di dire naturalmente! Non prendete la cosa troppo seriamente!). Io e Alberto ci guardiamo attorno stupiti e imbarazzati: nemmeno ci conoscono e già ci trattano come fossimo dei re! Non sappiamo come contraccambiare, ma capiamo subito che non ce n’è bisogno. Tra zii, nonni e fratelli siamo in tutto una quindicina.cena

La saletta “VIP” è una stanza separata dal resto del ristorante da una porta scorrevole che mi ricorda molto le tipiche porte giapponesi. Al centro di questa stanza ci sta un enorme e possente tavolo rotondo in legno, con sopra un enorme piatto girevole sul quale ruota lentamente il cibo.

Poco dopo arriva una barca enorme piena di sushi e quando dico “barca” intendo una vera barca piena di pesce crudo di ogni tipo!

Mamma mia quanto sushi! Neanche quando ero in Giappone ne ho mangiato così tanto!

Durante la cena, il padre di Ann (colui che ha organizzato la cena), inizia a istigarci nel bere, facendoci capire che qui bere è segno di rispetto. Non sapendo bene il significato di “Campei” (in Giappone Campei  equivale al nostro “salute”, mentre in Taiwan vuol dire “bevi tutto di un fiato”), io e Alberto abbiamo iniziato a dire “Campei” come se fosse un semplice brindisi e come se non ci fosse un domani, sfidando senza volere il padre di Ann. Il padre di Ann, stupito dal nostro improvviso coraggio, accetta la sfida continuando a farci bere whisky durante la cena. Vi lascio immaginare come è andata a  finire. Basta guardare la sua faccia.

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Una volta guadagnato il rispetto del padre, veniamo ospitati gentilmente a casa sua, dove avremmo continuato a bere e dove ci aspettava una sorpresa. Il padre di Ann ci racconta del suo business  di refrigeratori che affitta alle grandi aziende e che fra poco aprirà un ristorante. Dopo svariate chiacchiere, ecco finalmente la sorpresa: dal nulla tira fuori un boccione in vetro tenuto nascosto dentro un antico armadio in legno massello. Lo appoggia delicatamente sul tavolo e ci spiega che al suo interno c’è un alcolico a base di placenta umana (naturalmente Ina ci fa da interprete, perché lui non parla una parola d’inglese).

COSA??? MA SI PUO’ BERE LA PLACENTA UMANA? CHE SCHIFO!

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Voi lo sapevate che si può bere la placenta umana? Ebbene si! Il padre di Ann teneva nascosta questa boccia da ben 17 anni! Nemmeno la famiglia lo sapeva! Non mi sono mai sentito così tanto onorato in vita mia, soprattutto quando ho scoperto che quel boccione ha un valore di più di 8000 euro.

A essere sincero non sa di niente, si sente solo il sapore dell’alcool, ma il gesto vale più di tutto il resto e il pensiero di bere della placenta umana mi fa comunque un certo effetto.

Poco dopo averci fatto assaggiare la placenta umana, ecco che tira fuori altre bottiglie di vino rosso invecchiato 20 anni e del rum bianco alquanto pregiato, dato che anche di questo la famiglia non ne sapeva l’esistenza.

Il giorno dopo ci svegliamo presto al mattino per andare a visitare “l’orrido di Taroko”, un posto splendido dove immense muraglie di marmo bianco-azzurrino screziate dalla vegetazione tropicale prendono sopravvento e dove acque blu e pagode si immergono nel verde, 20 chilometri di pareti quasi verticali, alte anche oltre 1000 metri.

L’hangover si fa sentire…Mi sa che abbiamo esagerato con gli alcolici. Guarda il video all’inizio dell’articolo per vedere cos’è successo!

Ecco l’orrido di Taroko!

In giro per il Parco Nazionale di Taroko

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Sono Michael, un ragazzo avventuroso e con la voglia di scoprire, esplorare e condividere nuove emozioni ed esperienze. Dopo aver concluso gli studi liceali, ho iniziato quelli universitari a Milano, sotto la facolta’ di sociologia, rendendomi conto però che non era la mia strada. Ho deciso cosi’ di mettere un po’ di soldi da parte iniziando a lavorare, per partire in viaggio nel 2012 (inizialmente sarebbe dovuto durare 3 mesi) e scoprendo così la mia vera natura, quella del viaggiatore. Non mi ritengo uno scrittore nato, per questo ho sempre negato a me stesso la possibilità di creare un blog, ma la voglia di condividere e il desiderio di motivare persone di qualsiasi età, come me, stufe della monotonia e vogliose di vedere cosa c’è al di la’ della vita quotidiana, mi hanno spinto ad aprire Vita da Backpackers!

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