Chefchaouen la perla Blu del Marocco.

Capisco vorrete arrivare subito al dunque, ma essendo il mio primo articolo credo sia doverosa una breve introduzione.

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Mi chiamo Giacomo Bruno, sono un fotografo e videomaker professionista, classe 1991. Da appena dopo il liceo ho iniziato il mio primo approccio alla fotografia professionale in uno studio di fotografia industriale e advertising. Lì ho continuato a lavorare  e a crescere professionalmente, fino alla fine del 2013, quando ho deciso che era ora di iniziare un percorso indipendente.

Da allora proseguo il mio percorso in un contesto industriale, fatto di aziende, cataloghi e fiere.

Da freelance ho il privilegio di poter decidere, gestire e alternare i miei impegni di lavoro a quella che è la mia passione più grande, viaggiare.

Oggi infatti sono qui per raccontarvi di questo, quindi concludo ufficialmente le noiose introduzioni.

Giugno 2015, Marocco.

Questo capitolo è dedicato alla perla blu del Marocco, Chefchaouen, situata nella regione del Tangheri- Tétouan nella valle del Rif, ormai diventata una meta must per chi visita questo paese, non solo per chi è alla ricerca del più pregiato e raffinato hashish del mondo, (NB: il consumo di hashish e cannabis è “tollerato” ma assolutamente illegale, per quanto reperibilissimo e decisamente a buon mercato) ma anche per chi è alla ricerca di scorci pittoreschi e decisamente insoliti.

Il primo tratto caratteristico della città è evidentemente la tinta unica BLU di ogni ogni parete e strada. Questo colore lo si attribuisce storicamente al colore dell’ebraismo, infatti ai tempi dell’inquisizione la città divenne una roccaforte della popolazione ebrea in fuga, che decise quindi di dipingere e personalizzare le abitazioni in onore del loro Dio.

Ovviamente ci sono versioni discordanti, una di queste vuole il blu come colore ideale per tenere lontani insetti e zanzare.

Lasciata Fès, arrivo a Chefchaouen a pomeriggio inoltrato, dopo diverse ore di bus.

Il primo impatto con la città buia dopo il tramonto è già molto stimolante, le strade sembrano tutte molto simili e intricate e la voglia di addentrarsi subito è molta, ma dopo il lungo e scomodo viaggio è prioritaria la ricerca di un ostello dove lasciare lo zaino.

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Viste le precedenti esperienze in Marocco, vado a colpo sicuro in un ostello con terrazza sul tetto, è abbastanza comune in Marocco, per chi vuole optare per la soluzione più cheap possibile, che mettano a disposizione uno stuoino e una spessa coperta per poter dormire all’aperto sul tetto. Così ho fatto, e per 4 euro a notte ho riservato il mio “materasso” per le successive due notti nell’ostello Casa Amina.

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Chefchaouen anche a giugno è decisamente più fresca di tutto il resto del Marocco, la notte è stata tranquilla ma la coperta è stata decisamente fondamentale, per quanto non esattamente pulita e profumata, anche dormendo vestito.

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Al risveglio di buonissima ora, (per questione di luce cerco sempre di sfruttare ogni minuto di sole privilegiando la sveglia presto) parto alla scoperta della città.

Mi rendo conto dopo pochissimo, che in effetti la città non è grandissima, senza esagerare in 4 o 5 ore di marcia ininterrotta ho battuto ogni palmo di strada. Questo è per molti aspetti un fattore positivo, due giorni, che era il mio massimo di tempo di permanenza a disposizione, si sono rivelati più che sufficienti, in più dopo aver guardato e studiato ogni angolo e scorcio interessante mi sono potuto dedicare alla composizione di immagini per ottenere qualche scatto buono da portare a casa, e in effetti sono piuttosto soddisfatto.

Un paio di accorgimenti:

evitate i ristoranti della piazza principale Uta al-Hamman, sono chiaramente specchietti per le allodole ideati ad hoc per turisti, i camerieri sono abili oratori in qualsiasi lingua vi venga in mente, vi prometteranno sconti sensazionali e una canna di hashish pregio in omaggio col menù. Ovviamente nulla di tutto ciò si rivelerà vero. I prezzi sono comunque mediamente bassi, ma perché mangiare in un ristorante per turisti quando puoi optare per qualcosa di più spartano ma tradizionale come le lumache in tazzina nell’angolo buio della piazza o il Restaurante Amigos? Decisamente povero in igiene, almeno in apparenza, ma vi alzerete da tavola pieni e più che soddisfatti, per due giorni sono ritornato pranzo e cena!

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Della città, non penso di dover raccontare granché, mi sprecherei in aggettivi che troversete su mille altre pagine, quindi, e forse siete qui per questo, preferisco farvi vedere una piccola raccolta di mie fotografie.

Lady1

Heaven'sdoor

Blue Cat

Bimbi

Bimba

BEGGIN'

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Chefchaouen la perla Blu del Marocco

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Chefchaouen la perla Blu del Marocco
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Chefchaouen la perla Blu del Marocco

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Concludo ringraziando Vita da Backpackers per l’invito a fare parte di questa raccolta di racconti di viaggio,  seguiranno certamente altri episodi e vi invito a seguire Vitadabackpackers se non lo avete già fatto e anche la mia pagina Facebook e Instagram che troverete qui!

A presto e buon viaggio!

Giacomo Bruno.

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Mi chiamo Giacomo Bruno, sono un fotografo e videomaker professionista, classe 1991. Dopo il liceo ho iniziato il mio primo approccio alla fotografia professionale in uno studio di fotografia industriale e advertising. Lì ho continuato a lavorare e a crescere professionalmente, fino alla fine del 2013, quando ho deciso che era ora di iniziare un percorso indipendente. Da allora proseguo il mio percorso in un contesto industriale, fatto di aziende, cataloghi e fiere. Da freelance ho il privilegio di poter decidere, gestire e alternare i miei impegni di lavoro a quella che è la mia passione più grande, viaggiare.

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