Dopo mille inconvenienti con la moto arriviamo finalmente a Sapa, la famosa città situata al nord del Vietnam che con le sue terrazze di riso, incuriosisce e attrae migliaia di backpackers provenienti da tutto il mondo.

Piove. Diluviano cani e gatti, come direbbero in inglese. 

Arriviamo giusto in tempo per non prendere quella pioggia monsonica tipica di questa stagione e dei paesi tropicali. Pioggia improvvisa, pesante, dura, fitta, rumorosa.  Di acqua ne abbiamo già presa abbastanza, e si sa che viaggiare in moto con le strade bagnate non è il massimo. Ci ripariamo sotto dei teloni che troviamo a lato della strada principale, qui c’è un baracchino che vende spiedini e altro cibo da mettere sulla griglia. Intanto chiediamo in giro dove avremmo potuto soggiornare la notte e conosciamo Tang, una guida turistica del posto che lavora nel dipartimento della cultura. Tang è socievole e ci mette subito a nostro agio. Chiacchieriamo, brindiamo insieme e ci spiega qual’è il modo migliore per mangiare gli spiedini: involgerli in una foglia di menta, intingerli in una salsa e mangiarli in un solo boccone. Che bontà!

Purtroppo le camere d’albergo che ci offre Tang costano un po’ troppo (per gli standard vietnamiti, 7 euro a testa sono tanti), così decidiamo di andare in un hostello chiamato “Sapa Hostel 2“.

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Passiamo due giorni senza fare niente. Ci rilassiamo e programmiamo un itinerario da fare nei prossimi tre. Infine decidiamo di andare un paio di giorni in una delle Homestay che si trovano in queste zone.

Sapa, oltre che per le terrazze di riso, è conosciuta per i vari gruppi etnici che vivono nei diversi villaggi attorno e che si distinguono tra loro per i vestiti che indossano e i tratti somatici, sottili e taglienti in un viso tondo e caldo, difficili da descrivere. Per esempio il gruppo degli Hmogn hanno costumi decorativi e accattivanti, colori accessi e fosforescenti (se si va al mercato di Bac Ha se ne vedranno moltissimi). I Dao tendono a vestirsi di rosso, colore che caratterizza anche il loro inseparabile copricapo. I Tao invece, indossano una tuta blu scuro, scarsamente decorata e meno vistosa. Ce ne sono tante altre, e purtroppo è difficile ricordarle tutte. Queste etnie vivono principalmente di agricoltura, ma negli ultimi anni il turismo li ha aiutati facendogli guadagnare anche da chi avesse voluto provare un’esperienza particolare: dormire in una delle loro case, le Homestay. Dormire a casa di una famiglia locale costa circa 30 euro a testa per tre giorni (nel prezzo, se si contratta bene, sono comprese anche delle camminate tra le terrazze di riso guidate da un componente della famiglia, pranzo e cena).

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La nostra guida e ospite si chiama Mamamua e appartiene all’etnia Tao.

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Mamamua abita in una casa in legno su due piani, costruita interamente dal marito. Per raggiungerla bisogna passare da un tortuoso sentiero che passa in mezzo alle terrazze di riso, largo poco più di mezzo metro. C’è buio e arrivare in casa sua con la moto non è facile e naturalmente riesco a cadere da fermo nel fosso, sbilanciato dal peso dello zaino, scatenando la tuonante risata dei presenti, dai quali vengo meritatamente eletto “lo stupido del giorno“. L’ingresso della casa si trova davanti ad una terrazza di riso, lasciandoti una vista sulla valle (quando non c’è nebbia) e appena entrati in casa ci si ritrova in soggiorno: un’ampia stanza con solamente un tavolino di legno al centro, sulla sinistra le camere e sulla destra la cucina. Per cucina intendo quattro pietre messe a cerchio dove far cuocere a fuoco il cibo, un piccolo lavabo e una dispensa. Al piano superiore invece ci sono altre stanze. Casa semplice ma essenziale.

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Mamamua ci spiega come vengono costruite le terrazze di riso: con la zappa si trascina la terra formando questi gradini sul pendio delle colline, creando delle vasche che si riempiranno d’acqua.  Un’immensa e surreale opera di sinergia fra uomo e natura.

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Oltre a coltivare il riso, con la sua famiglia coltiva mais e alleva molti animali.

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Mangiamo riso con maiale, tofu, verdure cotte, involtini primavera e altre delizie e dopo una bella mangiata ci prepariamo per andare a dormire. Il giorno dopo ci avrebbe aspettato una bella camminata.

Continua…

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Sono Michael, un ragazzo avventuroso e con la voglia di scoprire, esplorare e condividere nuove emozioni ed esperienze. Dopo aver concluso gli studi liceali, ho iniziato quelli universitari a Milano, sotto la facolta’ di sociologia, rendendomi conto però che non era la mia strada. Ho deciso cosi’ di mettere un po’ di soldi da parte iniziando a lavorare, per partire in viaggio nel 2012 (inizialmente sarebbe dovuto durare 3 mesi) e scoprendo così la mia vera natura, quella del viaggiatore. Non mi ritengo uno scrittore nato, per questo ho sempre negato a me stesso la possibilità di creare un blog, ma la voglia di condividere e il desiderio di motivare persone di qualsiasi età, come me, stufe della monotonia e vogliose di vedere cosa c’è al di la’ della vita quotidiana, mi hanno spinto ad aprire Vita da Backpackers!

4 Risposte

  1. Massimo

    Ciao Michael, sono iscritto al tuo blog da qualche settimana ma volevo commentare subito!
    Mi piacciono molto i tuoi racconti e le tue fotografie, mi fanno venire voglia di partire subito.
    Da ciò che vedo penso di condividere molti dei tuoi valori e interessi e, come te, ho la fortuna di avere anche io un ottimo compagno di viaggio!
    Spero presto di andare in Vietnam e Cambogia ed affittare un moto lì, continua a pubblicare post, mi sono utilissimi!
    Complimenti per il tuo lavoro, spero a presto!
    Massimo

    Rispondi
    • Michael Petrolini

      Ciao Massimo, grazie mille per il messaggio. Il viaggio in Vietnam in moto è d’obbligo! Non puoi perderti i paesaggi incantevoli che offre, non raggiungibili con altri mezzi! Condividerai la tua esperienza? 🙂 Un saluto! Michael

      Rispondi
      • Massimo

        Spero di poter fare un po’ di foto e magari anche qualche video!
        Nel frattempo continuo a seguire i tuoi ma ti aggiornerò se faccio qualcosa di concreto.
        In bocca al lupo!

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